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Calcolo
di probabilità del Dott. Tobran
1°
parte
In
tema di probabilità si hanno due concetti: uno soggettivo
che si presenta allorquando il verificarsi o meno di un
fenomeno dipende da personale apprezzamento che cambia da
individuo a individuo. Tizio, che ha stabilito convegno con
un amico, attribuisce alla sua venuta una probabilità
determinata che Caio non darebbe. L’altro, oggettivo o
matematico: si verifica quando le circostanze favorevoli o
contrarie sono enumerate con esattezza, e ognuno può
acquistarne uguale conoscenza. La probabilità di avere il
punto 6, agitando un dado, è di un sesto perché sei sono
le pareti del dado con eguale possibilità di sortita e una
sola è la faccia che reca il numero 6. Nell’ordinamento
del Lotto la probabilità di vincere l’estratto semplice
è dato dal rapporto di cinque novantesimi perché novanta
sono i numeri con eguale possibilità di sortita e cinque
gli estratti, tra i quali può sortire il numero giocato.
Pertanto la probabilità si può definire il rapporto tra il
numero dei casi favorevoli ad un avvenimento atteso e quello
dei casi possibili. Nei fenomeni, che dipendono da un
intreccio complicato e mutevole di cause variabili e
irregolari, occorre stabilire il grado di probabilità, ora
superiore, ora inferiore alla quota teorica.
Sperimentalmente, ciò si ottiene enumerando i casi avvenuti
in passato e fissando il rapporto di essi con quelli che
avrebbero potuto verificarsi, applicare tale rapporto ai
casi futuri. Al gioco del dado la vincita di un punto è
rapportata ad un sesto. Se sopra 12000 colpi il numero uno
compare 500 volte, il due 1000 volte, il tre 1500 volte, il
quattro 2000 volte, il cinque 3000 volte, il sei 4000 volte,
secondo tale principio le probabilità rispettive ad un
nuovo colpo futuro, dovrebbero essere di 1/24, di 1/12, di
1/8, di 1/6, di 1/4 e 1/3. Occorre anche dire che anche nel
futuro i sei numeri dovrebbero mantenere tale andamento, per
cui la sortita del numero uno continuerebbe sempre ad avere
probabilità minime di fronte al numero 6, e così dicendo
per gli altri. Un sillogismo evidentemente assurdo. L’esperienza
ha, invece, dimostrato che man mano che le estrazioni si
moltiplicano, le irregolarità producono effetti
alternativamente favorevoli e contrari al corso degli
avvenimenti, i quali effetti, annullandosi reciprocamente
fanno sorgere una regolarità tale per cui il rapporto di
probabilità si accosta fortemente per ogni singolo numero
alle proprie possibilità, cioè alla quota di un sesto nel
caso del dado (Teorema di Laplace). Il numero uno avrà,
quindi una fase di frequenti sortite per equilibrare la sua
posizione a quella del 6, e così dicasi proporzionatamente
di tutti gli altri quattro numeri del dado.
Conseguentemente, quella probabilità rispettiva di 1/24, di
1/12 ecc….si converte in 24/6, 12/6, 8/6, 6/6, 4/6, 3/6,
in cui si vede che il numero uno ha 21 gradi di probabilità
più del numero sei. Questo coefficiente di probabilità è
stato formulato dal celebre Bayes. Così al gioco del dado
la probabilità a priori di fare il punto uno è misurata in
un sesto; poiché su 12 mila colpi è sortito soltanto 500
volte, il coefficiente della sua probabilità è salito a 24
gradi più uno di quota normale e, quindi: 24 + 1 / 6 = 25 /
6. Naturalmente codesto grado di probabilità maggiore non
attribuisce al numero uno il privilegio di sortire a
ripetizione continua. La sua estrazione è sempre
subordinata alla concorrente possibilità degli altri 5
numeri. E’ certo però che dopo i 12000 colpi acquisterà
un ritmo di frequenza per cui si può scommettere sulla
probabilità di una sua sortita ogni sei colpi. Su questa
esperienza si fonda il teorema di Giacomo Bernoulli: man
mano che si moltiplicano le prove si ha probabilità sempre
crescente che il rapporto del numero degli avvenimenti
contrari non si allontanerà dal rapporto delle loro
rispettive probabilità al di la di un dato limite.
continua
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